Bersani ci prova ancora: "Un governo si può fare". Grillo: "Partiti puttanieri"
"Non c'è governabilità senza cambiamento". Lo ha scandito più volte Pier Luigi Bersani tirando le somme delle consultazioni con i partiti. Per il leader del Pd "il cambiamento non deve essere di fazione… Per questo chiedo a tutti un colpo di reni per dare un segnale di 'ricevuto' alle esigenze del Paese". "Ho cercato fin qui, in assoluta trasparenza, di mettere l'insieme delle forze politiche di fronte a un'occasione vera di cambiamento". Leggi Bersani invita alla responsabilità, per i grillini c'è solo un governo a 5 stelle - Rizzini Piccole crepe grilline
6 AGO 20

"Non c'è governabilità senza cambiamento". Lo ha scandito più volte Pier Luigi Bersani tirando le somme delle consultazioni con i partiti. Per il leader del Pd "il cambiamento non deve essere di fazione… Per questo chiedo a tutti un colpo di reni per dare un segnale di 'ricevuto' alle esigenze del Paese". "Ho cercato fin qui, in assoluta trasparenza, di mettere l'insieme delle forze politiche di fronte a un'occasione vera di cambiamento". E' "un'occasione precisa, strutturata, che riguarda un governo che risponda immediatamente ad alcune esigenze impellenti che ci vengono da queste elezioni e dalla società, e dall'altro dalla possibilità di allestire un meccanismo che renda finalmente possibile ed esigibile quella grande riforma di cui parliamo da 20 anni", ha aggiunto il segretario Pd.
Al termine dell'incontro di questa mattina tra il segretario del Pd e i portavoce del Movimento 5 stelle a Camera e Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, Beppe Grillo era tornato a parlare usando ancora le pagine del suo blog per definire “puttanieri” quei partiti che negli ultimi vent’anni “hanno curato i loro interessi, smembrato il tessuto industriale, tagliato lo Stato sociale, distrutto l’innovazione e la ricerca”.
Per Grillo, “Bersani, Monti e Berlusconi” sono “i Padri puttanieri, quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle giovani generazioni”, che “chiagnono e fottono” e “ci prendono allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli alla governabilità”. Partiti e leader, “Pd e pdmenoelle”, prosegue Grillo nel suo post, “sono vent’anni che ci prendono per il culo e non hanno ancora il pudore di togliersi in modo spontaneo dai coglioni dopo Penati, Lodo Alfano, lo Scudo Fiscale e cento leggi abominio”. “I figli dei NN – figli di nessuno – vi manderanno a casa, in un modo o nell’altro, il tempo è dalla loro parte. Hanno ricevuto da voi solo sberleffi, non hanno nulla da perdere, non hanno un lavoro, né una casa, non avranno mai una pensione e non possono neppure immaginare di farsi una famiglia. Vi restituiranno tutto con gli interessi”, ha conculso il comico genovese.
Per Grillo, “Bersani, Monti e Berlusconi” sono “i Padri puttanieri, quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle giovani generazioni”, che “chiagnono e fottono” e “ci prendono allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli alla governabilità”. Partiti e leader, “Pd e pdmenoelle”, prosegue Grillo nel suo post, “sono vent’anni che ci prendono per il culo e non hanno ancora il pudore di togliersi in modo spontaneo dai coglioni dopo Penati, Lodo Alfano, lo Scudo Fiscale e cento leggi abominio”. “I figli dei NN – figli di nessuno – vi manderanno a casa, in un modo o nell’altro, il tempo è dalla loro parte. Hanno ricevuto da voi solo sberleffi, non hanno nulla da perdere, non hanno un lavoro, né una casa, non avranno mai una pensione e non possono neppure immaginare di farsi una famiglia. Vi restituiranno tutto con gli interessi”, ha conculso il comico genovese.
Stringata, la replica di Bersani alle parole di Grillo è arrivata poco dopo, quando messo al corrente dai cronisti dei giudizi espressi dal comico genovese, il segretario del Pd si è limitato a rispondere “auguri ai salvatori della patria”. Più tardi, Bersani è tornato sull'argomento.
Grillo e Pdl dicano che cosa vogliono fare. "Pensare di fermare l'intelligenza con gli insulti è come pensare di fermare l'acqua con le mani". Lo ha detto Pier Luigi Bersani commentando il post di oggi di Beppe Grillo. "Uno può insultare quando sta fuori dal Palazzo ma quando è in Parlamento deve dire cosa vuol fare per il Paese", ha aggiunto il segretario Pd. E comunque se Grillo deciderà di non consentire la nascita di un governo "non lo deve dire a Bersani, che non si rompe la testa. Lo deve dire all'Italia e questo vale anche per tutti gli altri. Sul Pdl vale lo stesso ragionamento. Questa è la proposta, la consentite o no? Sta a loro dire, in caso di risposta negativa, che cosa altro si può fare. Hanno una proposta più forte? La dicano".
Corruzione e conflitto d'interessi. Bersani ha poi risposto ai cronisti che gli chiedevano se, in cambio di un appoggio con il Pdl, potrebbe ammorbidire la sua posizione su una legge anticorruzione. "No, non scendo di nessuna tacca. Non sono contro nessuno, ma la famosa tacca della legalità non puo' essere misurata su altro che sulle esigenze del Paese. Ci sarà una legge sul conflitto di interessi, per il reato di autoriciclaggio, e anticorruzione".
Romanzo Quirinale. "Non ho voglia, in nome del cambiamento, di inalberare una politica faziosa, ma serve un colpo di reni sul cambiamento. Non intendo abbassare gli obbiettivi", ha insistito il segretario Pd. Bersani è tornato a escludere un patto con il Pdl che preveda garanzie sull'elezione del prossimo Presidente della Repubblica. "Non mi è stato posto in questi termini" dal Pdl, ha chiarito. "Parto dalla Costituzione, fino a prova contraria", ha proseguito, "ci sono tre votazioni che partono dai due terzi. Io sono per partire dal dettato costituzionale. Per le cariche costituzionali parto da un presupposto di una comune garanzia su figure che abbiano caratteri costituzionali o istituzionali. Non parto da esigenze di parte o faziose".
Al Colle. "Le forze parlamentari si stanno prendendo le loro ore di riflessione. Attendo una risposta conclusiva domani per portare l'esito al presidente della Repubblica". "Andrò al Quirinale e valuterò con il Presidente dela Repubblica, non ho dei diktat da fare", ha chiarito Bersani. "Devo portare una valutazione conclusiva che è fatta di numeri e anche di valutazioni politiche, in un dialogo sempre corretto, bello e produttivo". "A quel punto si prenderanno decisioni. Non vado là con delle richieste in premessa", ha insistito.